STUDIO 1999 - il progetto - idea e sviluppo degli arredi per la realizzazione dello studio ispirato a Spazio1999 -
Le ricerche
All’inizio del 2006 ho cominciato a documentarmi, ho effettuato numerose ricerche sul web, mi sono rivisto svariate volte le 48 puntate della serie televisiva, soprattutto le prime 24 (a me più care) e ho ricercato soluzioni tecniche e fornitori che potessero soddisfare le mie richieste.
Il primo scoglio da superare è stato come realizzare i pannelli modulari sagomati che sarebbero serviti per comporre le pareti della mia base lunare Alpha. Su che materiale realizzarli?
 
Navigando sul web sono approdato sul sito di Catherine Bujold:
http://www.space1999.net/~sorellarium13/
Una vera e propria rivelazione. C’era praticamente tutto. Inoltre, all’improvviso non mi sentivo più “solo”. C’era un’altra persona che la pensava come me e che aveva già realizzato quello che di lì a poco stavo per fare anch’io.
Decisi di contattare subito Catherine per chiederle informazioni sulle tecniche e materiali utilizzati per realizzare gli arredi di casa sua (che è un vero è proprio tributo a Spazio 1999), direi una vera casa-museo, anche e forse soprattutto, per i numerosi complementi di arredo dell’epoca che è riuscita a procurarsi nel corso del tempo e presenti nella serie televisiva.
Le scrissi con un inglese “maccheronico” ma evidentemente fu sufficiente per farmi capire e ricevere delle indicazioni. Fu gentilissima e disponibile. Mi offrì dei suggerimenti che si rivelarono decisamente utili al mio scopo.
Ora sapevo che il materiale dal quale dovevo partire per realizzare i miei pannelli era l’MDF, una sorta di truciolare di legno ma molto più pressato e resistente, adattissimo per le lavorazioni che richiedono tagli precisi.
Colgo quindi l’occasione per ringraziare Catherine Bujold attraverso queste righe.
 
Altra fonte di ispirazione è stato il sito di Roberto Baldassari:
http://www.space1999.net/~eagle/ che ha contribuito ad arricchire le mie ricerche iconografiche grazie alle quali ho tratto ispirazione e individuato dettagli tecnici che mi hanno aiutato a realizzare alcuni elementi decorativi.
Grazie quindi anche a Roberto e alla sua incredibile banca dati ricca di elementi di design decisamente preziosi.
 
Come ho riportato all’inizio del capitolo, una delle fonti di ricerca e di maggiore ispirazione per sviluppare il mio progetto è stata ovviamente la stessa serie televisiva. Mi sono rivisto ore ed ore di filmati per più volte, con occhi rivolti esclusivamente ai dettagli. Non più alla storia, ai personaggi, le esplosioni o i vari mostri. Ciò che i miei occhi analizzavano erano le porte, gli angoli, gli scaffali, i pavimenti, gli estintori, le luci, i pannelli dei computer nel centro di comando, nella stanza del computer e nell’infermeria. Ma anche i dettagli degli interni delle aquile e tutti gli accorgimenti tecnici ed estetici che conferiscono un certo “realismo” alla serie.
Passando i filmati al computer mi sono salvato i fotogrammi delle scene che ritenevo più importanti per realizzare i miei arredi. Mi sono creato un archivio di immagini di riferimento col quale ho poi realizzato i bozzetti e i disegni esecutivi.
 
Dopo molte ore di lavoro, per lo più nei fine settimana, schizzi, disegni e viaggi dai fornitori e mobilifici, tra tutti cito IKEA che per me è stata una vera rivelazione, sono riuscito a realizzare i progetti e trovare tutte le soluzioni che mi servivano.

 
Lo sviluppo del progetto
Fatti i rilievi delle due stanze che ho deciso di personalizzare in stile Spazio 1999, un ingresso e lo studio dove lavoro, ho realizzato i files dei disegni esecutivi che sono serviti per effettuare i tagli col laser dei pannelli in MDF.
 
Prima di procedere col montaggio delle pareti, dovevo rivestire il pavimento. Serviva qualcosa anche a terra che “neutralizzasse” la sensazione di “pavimento casalingo” che mal si conciliava con quello che stavo realizzando.
Ho acquistato da IKEA il parquet in legno bianco (per gli amanti dei nomi dei prodotti IKEA è il TUNDRA bianco) col quale ho rivestito il pavimento dell’ingresso e dello studio.
Nell’agosto del 2006 “il cantiere” era aperto!
Avevo tutto, il pavimento, i pannelli tagliati, gli attrezzi per il bricolage e soprattutto tanta pazienza e voglia di vedere cosa sarei riuscito a tirar fuori.
Non sono mancati i problemi e i ripensamenti. L’inesperienza dell’epoca e, sinceramente, il budget non certo infinito, mi hanno costretto più volte a rivedere il progetto. Tutto questo però era ricompensato dal fatto che col passare dei giorni il lavoro cominciava a dare risultati soddisfacenti.
Dal pavimento IKEA sono passato al montaggio dei pannelli in MDF tagliati a laser completati da alcuni mobili IKEA “rivisti e corretti” per “esigenze di scena”. Tasselli, viti, stucco, carta vetrata, vernice; monta, allinea, rifinisci, spennella e via, pannello dopo pannello e con stampa digitale, vedevo crescere e svilupparsi la mia base lunare Alpha.
Tutti i marchi appartengono ai legittimi proprietari - Studio 1999 - progetto realizzato da Stefano Saldarelli - 13 Settembre 2009 - Prato IT
di Stefano Saldarelli
Dal sogno alla realizzazione.
“Se il futuro non viene da me, io mi faccio il futuro a casa mia”
 
Anche se in termini molto semplicistici e ironici, la questione è davvero andata più o meno così. “Spazio 1999”, “2001 Odissea nello spazio” sono stati e saranno sempre dei grandi ed importanti capitoli della fantascienza cinematografica e per me lo sono in modo particolare. L’unico grande “rimprovero” che ho da fare nei confronti di queste due opere è di aver mostrato un futuro ben delineato, collocandolo in un luogo e in un tempo ben precisi.

Il 1999 e il 2001 sono passati da tempo e tutto ciò che ci è stato consegnato dalla fantascienza degli anni ‘70 sono state poche manciate di gingilli tecnologici, (telefoni cellulari - anche troppi -, computer, ecc...). Anche per avere qualche porta scorrevole, onnipresente nelle navi spaziali o basi lunari rappresentate nei suddetti film, oggi dobbiamo accontentarci di vederle al massimo in ascensori e porte d’ingresso dei centri commerciali. Parlo quindi di tutti quegli accorgimenti estetico pratici che ogni buon film di fantascienza ci ha tramandato come elementi di design, “plausibili” del nostro presente e futuro di allora.

Non parlo quindi di auto che volano, navette spaziali, viaggi stellari o cose del genere. Paradossalmente resto con i piedi per terra reclamando quel futuro fatto principalmente di estetica, prima di ogni altra cosa. L’estetica del vivere bene, in ambienti puliti, minimalisti ma a loro modo comunque personalizzati e personalizzabili. Parlo di soluzioni tecnologiche nell’edilizia, nell’arredo e nei complementi di arredo, di quel design che ha cercato di farsi strada con forza negli anni ‘70 ma che ha visto poi un veloce tramonto alla fine dello stesso decennio per lasciare spazio agli anni ‘80, contraddistinti da eccessi di forme e ostentazioni varie.
 
Parlo di tutto quello che fu, che doveva essere e non è mai stato.
 
Insomma, tutto questo, evidentemente, ha lasciato in me un segno che oggi in qualche modo dovevo colmare. E’ così che nasce il progetto di realizzare il mio ambiente di lavoro prendendo spunto principalmente dal design degli interni della base lunare Alpha e delle aquile di Spazio 1999.
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Studio 1999 - i lavori in progress
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